Uno studio della UIL “Servizio Stato Sociale, Politiche Economiche e Fiscali”, basato sui dati OCSE “Pensions at a Glance”, evidenzia la criticità della situazione previdenziale in Italia, che si colloca tra i Paesi europei con l’età pensionabile più elevata e con assegni mediamente più bassi.
Attualmente l’età di accesso alla pensione in Italia è fissata a 67 anni per uomini e donne e, se non interverranno correttivi, è destinata a salire progressivamente fino a 71 anni entro il 2060, poiché collegata all’aumento dell’aspettativa di vita. Una prospettiva che, secondo la UIL, rischia di penalizzare soprattutto chi svolge lavori gravosi, discontinui o usuranti.
Il confronto con altri Paesi europei mostra approcci differenti: in molte realtà sono previste forme di maggiore flessibilità in uscita e strumenti di pensionamento anticipato. In Francia, ad esempio, l’età pensionabile è stata portata a 64 anni, mentre in altri Paesi l’innalzamento è accompagnato da misure di tutela più efficaci.
Le recenti modifiche normative hanno reso l’accesso alla pensione sempre più complesso. I dati INPS del 2024 registrano un forte calo delle pensioni anticipate, in particolare per Opzione Donna, a seguito dell’inasprimento dei requisiti. Criticità emergono anche per Ape Sociale e Quota 103, che comportano penalizzazioni sugli importi finali. Dal 2025, inoltre, la riduzione dei coefficienti di trasformazione determinerà assegni più bassi per i nuovi pensionati.
La UIL richiama la necessità di una riforma strutturale del sistema pensionistico, fondata su maggiore flessibilità in uscita, tutela dei lavori gravosi, attenzione a donne e giovani e su politiche che rafforzino la sostenibilità del sistema attraverso salari adeguati e il contrasto all’evasione contributiva.

